“Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole”: più facile smascherare un killer che decifrare un uomo
Ci hanno raccontato che alla soglia dei 40 anni dovremmo avere più o meno tutto sotto controllo: lavoro, sentimenti, casa, possibilmente una skincare routine impeccabile e magari anche una vaga idea di cosa cucinare la sera senza ordinare sushi.
Cristina Garello, protagonista di Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole, il nuovo romanzo di Sara D’Amario edito da Newton Compton, pensa infatti di essere perfettamente in pari con la famosa “tabella di marcia” della vita. È medico di base, ha trentacinque anni e sta per sposarsi. Tutto ordinato, tutto programmato. Almeno fino a quando viene lasciata all’altare.
Essere piantata così, senza preavviso e senza nemmeno la cortesia di una spiegazione decente, dovrebbe garantire per legge almeno sei mesi di congedo sentimentale, carboidrati a calorie sospese e il divieto assoluto per amici e parenti di chiedere: “E adesso cosa farai?”. Cristina, invece, sceglie la via più temeraria: tornare agli appuntamenti. Al buio. Perché evidentemente avere il cuore spezzato non le sembrava ancora abbastanza traumatico. O forse perché, ammettiamolo, niente dice “sto benissimo” come accettare quasi subito un blind date, sedersi davanti a uno sconosciuto con un calice di vino e fingere di non fare un confronto mentale con l’uomo che avrebbe dovuto sposare.
Decide quindi di rimettersi in gioco, anche se la speranza di incontrare finalmente Mr. Right si scontra spesso con la realtà di Mr. “Forse era meglio restare a casa”. Perché se il dating contemporaneo ci ha insegnato qualcosa, è che anche un semplice aperitivo con uno sconosciuto può assumere rapidamente le caratteristiche di un thriller. Solo che l'autrice decide di non fermarsi alla metafora e nella storia ci mette anche un vero omicidio.
Così, la vita già sufficientemente complicata di Cristina subisce una svolta decisamente più seria quando una neonata viene abbandonata proprio nel suo studio medico. La madre della bambina viene arrestata e, poco dopo, il cadavere di una giovane ballerina trascina la protagonista dentro un’indagine che di professionale ha ben poco, ma dalla quale sembra impossibile restarne fuori.
Medico per scelta e detective decisamente per caso, la donna si ritrova così a destreggiarsi tra pazienti, una maternità arrivata senza alcun preavviso, sospetti, uomini più o meno sbagliati e la polizia che non sempre sembra apprezzare il suo entusiasmo investigativo. Ad affiancarla c’è anche un eccentrico idraulico in pensione, perché evidentemente nella vita, quando tutto comincia ad andare storto, tanto vale farlo con stile.
Cristina potrebbe essere la cugina di Alice Allevi, tanto per capirci. Competente davanti a un paziente, decisamente più vulnerabile davanti a un uomo. Insomma: molto più facile fare una diagnosi che capire un uomo. E forse è anche per questo che il suo personaggio funziona, sotto la Mole, poco distante dal Parco della Pellerina, in una Torino elegante e misteriosa, perfetta per nascondere delitti e segreti.
Sara D’Amario sa bene come incalzare il ritmo delle storie: attrice di teatro, cinema e televisione, dal 2023 dirige il Polo artistico e culturale Le Rosine di Torino. Il risultato è una romanzo che gioca con i codici del crime senza rinunciare alla leggerezza della commedia romantica: c’è un caso da risolvere, ci sono le relazioni, le aspettative, le amicizie e quella fastidiosa abitudine della vita di presentarsi senza appuntamento proprio quando noi pensavamo di aver organizzato tutto.
E alla fine, tra un cadavere e un blind date, viene quasi spontaneo chiedersi quale delle due cose faccia più paura. Perché, diciamolo: un assassino almeno, prima o poi, lascia un indizio. Certi uomini no.


